Il Consiglio regionale lombardo ha approvato la proroga al 31.12.2019 del termine del 27 febbraio prossimo per il rispetto del vincolo dell’Invarianza Idraulica.
Come si legge a pagina otto del B.U.R.L. odierno, l’Assemblea regionale ha, infatti, approvata la Mozione n. 138, che invita il Presidente e la Giunta a stabilire il differimento al 31.12.2019 del termine entro il quale i Comuni devono dare applicazione al Regolamento regionale dell’Invarianza Idraulica’, a motivo delle numerose criticità applicative evidenziate dai Comuni, tanto da rendere necessario, oltre alla proroga, anche l’organizzazione di un percorso completo di informazione e formazione specifica per gli enti locali e per gli ordini professionali.
In verità, come già abbiamo sostenuto in precedenti news, sarebbe ben più necessario semplificare la norma, irta di illogicità non soltanto tecniche, piuttosto che cercare di farla digerire così com’è, ovvero … indigesta, e la stessa proroga ne dà nuovo motivo di una tale esigenza: non è, infatti, chiaro se la proroga al 31.12.2019 riguarda soltanto la scadenza del 27.02.2019 riferita ad alcune tipologie di intervento edilizio/urbanistico, oppure se la nuova scadenza sia onnicomprensiva.
Del resto, fu la stessa Regione Lombardia a stabilire, con atto di Giunta del 21.05.2018 (nostra new del 23.05.2018), la nuova scadenza del 27.02.2019, rispetto alla precedente del 27.05.2018, proprio per avviare un confronto con i soggetti interessati al fine di apportare le eventuali modifiche o correzioni e per condurre ulteriori approfondimenti tecnici, procedurali o anche economici … ; evidentemente il tempo non è stato sufficiente!
Ribadiamo dunque la nostra più significativa critica: l’Invarianza Idraulica tende a evitare che, durante le piogge, siano messi in crisi i canali nei quali versano le superfici ormai rese impermeabili dall’urbanizzazione; il voler fissare a priori, come si stabilisce in questo Regolamento, il valore del limite massimo di portata d’acqua di tutti gli scarichi a prescindere dalla capacità di ricezione del corso d’acqua ricevente forse, in termini temporali lunghissimi, può risolvere il problema, laddove oggi esista, ma ne crea un altro, certamente più grande: l’evitabile lievitazione dei costi, che, a loro volta, concorrono a rinviare sine die il raggiungimento dell’obiettivo!
Ci pare ancora evidente che già oggi esistono corsi d’acqua, o loro tratti, non più in grado di contenere le onde di piena delle acque pluviali prodotte dall’area impermeabile servita, ma tanti altri lo sono ancora e ben al di là dei limiti imposti: nel primo caso, può essere che il valore massimo stabilito sia già eccessivo; nel secondo – e crediamo sia il caso più diffuso – valori ben superiori sono pacificamente sopportabili dal reticolo idrografico ricevente, rendendo non necessario realizzare costosissime vasche volano, nella pubblica fognatura, pure foriere di tanti altri guai gestionali ed igienici. Non solo: la stessa rete ricevente può diventare una vasca volano a cielo aperto, opportunità che il Regolamento sembra escludere a priori!
Ora il Consiglio regionale impegna la Giunta a concedere un’altra proroga: la speranza risorge?