Deflusso Minimo Vitale del fiume Oglio: la parola agli avvocati

Il Consorzio dell’Oglio, unitamente a diciassette delle sue diciotto Utenze, ha depositato il ricorso contro la delibera della Giunta regionale che fissa il valore del Deflusso Minimo Vitale (DMV) nel fiume Oglio sub-lacuale: siamo quindi approdati in tribunale.

Il 23 novembre 2017 abbiamo data notizia della decisione di Regione Lombardia, contemporaneamente presa sia per l’Adda che per l’Oglio sub-lacuali, ed ora, per l’emissario del lago di Iseo, s’è ritenuto necessario appellarsi al Giudice delle Acque Pubbliche, assistiti dall’avvocato Giovan Battista Conte, di Roma.
Per l’Adda, che ha sostanzialmente subito la stessa sorte, gli elementi a sostegno di una tale azione non sono apparsi altrettanto fondati, né solidale la decisione di procedere su questa via, così l’azione legale è iniziata soltanto per il fiume Oglio sub-lacuale: qualunque ésito sortirà, già oggi questa azione è da ritenersi una amara sconfitta per tutti e, prima fra tanti, per la stessa Regione Lombardia.
Il fiume Oglio, infatti, è purtroppo un malato cronico, come già la stessa Regione aveva ammesso  nel suo primo Piano Acque, del 2006, classificandolo tra lo scadente ed il sufficiente, con la previsione (soltanto vagheggiata …) di portarlo allo stato ‘buono’ nel 2016.
A fine 2017, la Regione si è limitata a disporre che il fiume Oglio sub-lacuale raggiunga lo stato ‘buono’ nel 2021, senza neppure prendere atto, nonostante la grandiosa mole di dati prodotta nella Sperimentazione durata sei anni, che l’obiettivo non sarà raggiunto, né nel 2021 né nel 2121 (!), se non si affrontano i veri problemi di questo fiume, resi così evidenti dai risultai ottenuti.
La Regione ha disposto, senza voler sentire ragioni, come spesso in passato ordinava chi non voleva ammettere la sconfitta, neppure quanto era ormai ‘alle porte’!
Il fiume Oglio sub-lacuale (ma, diremmo, anche gran parte del suo corso montano) è un corso d’acqua fortemente modificato e il lasciarvi scorrere pochi metri cubi al secondo in più, nelle stagioni più siccitose, non risolve né migliora la grave situazione, ma può gravemente penalizzare il sistema agricolo che da esso di disseta: nel vale la pena?
Questo nostro grande fiume ha perso, in breve tempo a metà degli ani Ottanta del secolo scorso,  non meno di dieci metri cubi al secondo, portati dalla falda costantemente alla temperatura di tredici gradi centigradi, così da consentire il fiorire della fauna ittica più nobile e caratteristica: trote e temoli. Quelle chiare e fresche acque sono velocemente scomparse, in concomitanza del proliferare dei pozzi irrigui nelle limitrofe terre bresciane e bergamasche: qualcuno se ne è mai preoccupato?
Le difese spondali, realizzate per guadagnare terra strappandola al fiume, lo hanno reso stretto ed incassato e canalizzato: cambierà qualcosa se ci lasciamo qualche metro cubo in più?
Sono centinaia i prelievi, a volte abusivi e tutti incontrollati, condotti con pompaggi mobili dal fiume e dai suoi affluenti: saranno gli unici a gioire nel vedere più acqua a disposizione?
Sono centinaia gli scarichi di acque luride, spesso sversate da altrettanti depuratori pubblici non costantemente efficienti e da pubbliche fognature inadeguate:  che serve diluire di poco un’acqua già sporchissima?
Quante domande.
Ora, in ben altri termini, rivolgiamo queste domande al Giudice delle Acque Pubbliche, confidando che ci saprà ascoltare ma temendo che non possa trovare le risposte che ragionevolmente si attendono: la Giustizia non può essere ragionevole, se non lo è prima la legge, né può portare a ragionevolezza una Pubblica Amministrazione che non lo vuol essere.

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