La misura dei volumi idrici irrigui: gara tra Ministeri?

Pubblichiamo le linee guida per la regolamentazione da parte delle Regioni delle modalità di quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo, approvate dal Ministero Agricoltura (MiPAAF), anche se la legge affida l’incarico ad altro Ministero...

Nel documento - che abbiamo trascritto per renderlo più leggibile – già nelle premesse ci si preoccupa di sottolineare che, nel Gruppo di lavoro, che queste Linee Guida ha prodotto, ci sono rappresentanti anche del Ministero dell'Ambiente, guardandosi bene dall’evidenziare che quest’atto è previsto dall’articolo 95, del d. lgs 152/2006, che così stabilisce: “… le Regioni definiscono, sulla base delle linee guida adottate dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio con proprio decreto, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nonché sulla base dei criteri già adottati dalle Autorità di bacino, gli obblighi d’installazione e manutenzione in regolare stato di funzionamento d’idonei dispositivi per la misurazione delle portate e dei volumi d'acqua pubblica derivati … “ relativi, aggiungiamo noi, a tutti gli usi, dunque Linee Guida, a livello nazionale, riferiti a tutta l’acqua, che mai si dovrebbe dividere, tantomeno farne terra di conquista tra Ministeri!

Dunque, vien da chiedersi, queste Linee Guida sono legittime? E, cosa ancor più grave, è possibile che un organo governativo si prenda le competenze che vuole, superando la legge?

Di queste Linee Guida si potrebbe scrivere tanto (poco di positivo, e molto di stupefacente)  ma riteniamo inutile tediare il lettore. Qui ci permettiamo due sole puntualizzazioni, perché evidenziano un vizio antico e persistente, che speriamo sia solo italico.

Il vero potere esecutivo è del Governo, secondo la legge, ma in gran parte è esercitato dall’esercito  burocratico, che spesso dà alla legge l’interpretazione che persegue altri fini.
La norma specifica, infatti ed ovviamente e necessariamente (il d. lgs 152/2016) persegue la tutela dell’Ambiente e, nel nostro caso, dell’acqua, che non può ne deve essere divisa, tant’è che è il relativo Ministero dell’Ambiente incaricato di dettare, per tutti gli usi, le regole comuni sulla misurazione dell’acqua utilizzata, dato fondamentale, tra l’altro su criteri elaborati dalle Autorità di Bacino Idrografico, braccio tecnico ed operativo del settore.

Il MiPAAF, invece, forse sfruttando il ritardo ‘dei colleghi’, bypassa la norma e si inventa Linee Guida sue, facendo sì che possano vantare ‘certificazioni ufficiali’: “direttiva 2000/60/CE … Regolamenti UE … Accordo di Partenariato 2014-2020 … Conferenza permanente Stato / Regioni … “. Chi mai potrebbe dubitare di un tanto prestigioso pedigree?

Così il Ministero dell’Agricoltura si guadagna ‘sul campo’ il diritto di disciplinare una questione che è uno dei più gravi problemi dell’acqua in Italia: la misura delle quantità nelle derivazioni ad uso irriguo … pensando alle centinaia di migliaia di pozzi irrigui, in grandissima parte privi di misuratore! … e, poiché è il Ministero dell’Agricoltura, in queste Linee Guida si trovano più punti nei quali trovare l’ennesima scappatoia: “… ove economicamente possibile … Tipo di misuratore: altro (!) … “.

Dulcis in fundo, e siamo alle solite: “L'Ente di riferimento per il coordinamento delle fasi di rilevamento, aggiornamento ed il trasferimento dei dati, per [i propri] … associati, è l'ANBI.” L’importanza di esistere dipende anche dal numero e dall’importanza dei compiti e, ‘nei salotti romani’, mettere lo zampino dove più conviene ancor oggi non deve essere difficile!

Il MiPAAF parrebbe pure dimenticarsi che la misura e la denuncia dei volumi d’acqua derivati sono un obbligo di legge e dunque non può essere esercitato da un terzo, per giunta associazione privata! Così cammina una certa Italia, certamente da cambiare!

 Click qui per leggere la trascrizione (con annotazioni) delle Linee Guida del MiPAAF

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