Denunce annuali dell’acqua prelevata

Entro il prossimo 31 marzo deve essere presentata alla Provincia l’annuale (e … inutilizzata!) denuncia delle quantità d’acqua prelevate nel 2018 dai corpi idrici superficiali e sotterranei.

Chiunque estragga dall’Ambiente acqua per qualunque scopo – ad esclusione di chi si approvvigioni mediante il proprio ‘Pozzo domestico’ (c. 6, art. 4 Reg. Regionale 2/2006) - è obbligato ad effettuare questa denuncia, entro il 31 marzo di ogni anno.

Non incorrono nell’obbligo coloro che ricevano l’acqua per il tramite di un altro soggetto, come avviene - ad esempio - per chi sia servito dal pubblico acquedotto o da un servizio irriguo: saranno, infatti, i titolari di queste distribuzioni ad essere obbligati alla denuncia.

E’ un obbligo da prendere seriamente, per non incorrere nella sanzione amministrativa compresa tra 1.500,00 e 6.000,00 Euro! La serietà del precetto, però, sembra fermarsi qui! Il sòlito, lombardo cittadino ‘pensante’, alla domanda “Chi deve accertare e comminare (il termine tecnico è ‘irrogare’) questa sanzione?”, si sentirà dare due risposte differenti … se non tre:

1) dalla Provincia: “Compete al Comune, ai sensi del c. 1 art. 135 del d. l.vo n. 152/2006!”;

2) dalla Regione: “Compete alla Provincia, ai sensi del c. 7. art. 33 Reg. Regionale n. 2/2006”;

 3) dal Comune … è facile attendersi un pudìco: “Non lo so, provi a chiedere …”; in quest’ultimo caso non ci sono numeri, né leggi da citare!

Alcuni Comuni si prestano a ricevere le denunce e a recapitarle alla Provincia: un atto di buona volontà che espone però al rischio di non dare la certezza dell’avvenuta consegna in Provincia entro il 31 marzo: vista la sanzione, suggeriamo massima prudenza.

La denuncia, da effettuare su moduli cartacei ormai vecchi di secoli, rende di fatto inutile - perché inutilizzato e forse inutilizzabile - l’unico dato contenuto: quanta acqua il soggetto obbligato ha estratto nell’anno dall’Ambiente. Se, infatti, fosse organizzata una specifica ‘piattaforma informatica’ o, per meglio dire, un nuovo spazio in quelle già esistenti, ogni soggetto obbligato consumerebbe lo stesso tempo e la stessa energia per la compilazione, mentre la Pubblica Amministrazione otterrebbe un data base già caricato, dal quale poter derivare preziosissime informazioni, non soltanto e innanzitutto sulla quantità d’acqua utilizzata o che come tale è denunciata!

Del tanto parlare e scrivere in tema di ‘Bilancio Idrologico’, mai neppure si fa menzione delle ‘Denunce annuali dell’acqua derivata’, che dovrebbero invece essere il punto di partenza!

Ma c’è un’altra questione, che coinvolge anche una parte dei soggetti ‘non obbligati’.

La denuncia delle quantità d’acqua prelevate deve essere inviata anche al “Gestore del Servizio Idrico Integrato” (SII), come prevede il comma 2 dell’articolo 165 d. l.vo 152/2006.

A quest’obbligo sono, infatti, soggetti anche coloro che si servono di un ‘Pozzo domestico’ nel caso in cui siano allacciati a una pubblica fognatura.

Sul sito di Padania Acque S.p.A., ‘Gestore Servizio Idrico Integrato’ per la provincia di Cremona, è infatti stabilito nel "Regolamento di Utenza", all’articolo 27: "In base all'articolo 165 comma 2, del D.Lgs.152/2006 … qualora il pozzo costituisca l'unica fonte di approvvigionamento idrico [e] l'insediamento sia allacciato alla pubblica fognatura … si applica un canone di fognatura e depurazione calcolato sulla base di un consumo per usi umani ed igienico-sanitari pari a non meno di 45 mc/anno per abitante stabilmente residente … “.

Lo scopo è evidente: se si scarica nella pubblica fognatura, si deve contribuire ai relativi costi: poiché il ‘Pozzo domestico’ non è soggetto all’obbligo della misura della quantità d’acqua estratta, anche quando si è allacciati alla pubblica fognatura, l’unico sistema valido è ‘a forfait’!

Ma non c’è da preoccuparsi, visto che – udite! udite! - per quest’altro obbligo non c’è sanzione!

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