Denuncia annuale dell’acqua utilizzata.

Entro il prossimo 31 marzo deve essere presentata alla Provincia, competente per territorio, l’annuale denuncia delle quantità d’acqua prelevate, nel 2007, dai corpi idrici superficiali e sotterranei.

I siti_web delle Province (Cremona è in LINK) abbòndano di informazioni e modulistica; qui aggiungiamo il nostro contributo. Come già abbiamo fatto il 30 gennaio 2007, ancor oggi vogliamo evidenziare l’avvenuta, drastica ed inequivoca riduzione, per legge, del numero dei pozzi che si possono definire ad ‘Uso Domestico’, quindi, come tali, non soggetti a tale òbbligo. Il Regolamento regionale 24 marzo 2006 n. 2 (B.U.R.L 1° Supplemento Ordinario del 28 marzo), ha stabilìto, infatti, che rientrino in questa categorìa soltanto quei pozzi che rispettino le seguenti condizioni: a) portata massima non superiore ad un litro al secondo (pari a moduli 0,01); b) volume estratto non superiore a 1500 metri cubi/anno; c) profondità che non raggiunga le ‘Risorse idriche qualificate’, ovvero che non oltrepassi il primo strato ‘impermeabile’, cioè il ‘pavimento’ della falda freàtica. Nel caso in cui il pozzo fosse utilizzato anche a scopo potabile, ne sarà riconsociuto il carattere di 'Domestico' al verificarsi delle suddette tre condizioni unìte al fatto che l'area non sìa già servìta o raggiungibile dal pubblico acquedotto. (La combinazione delle ultime due condizioni, inderogabili, spesso si traduce nella impossibilità di approvvigionamento di acqua per uso potabile con pozzo ad ‘Uso Domestico’, cioè esente da obblighi, ma con pozzo oggetto di specifica Concessione, da richiedere alle Province). Tutti i pozzi che eccedono tali valori e lìmiti sono oggi ‘ex pozzi ad Uso Domestico’ e, dal 12 aprile 2006, devono necessariamente: 1) essere dotati di ‘idoneo misuratore di portata e/o di volume’ dell’acqua prelevata; 2) ottemperare all’òbbligo di denuncia, entro il 31 marzo di ogni anno, delle quantità, così misurate, alla Provincia competente per territorio, ove è situato il punto di prelievo; 3) pagare il cànone per l’uso dell’acqua. Secondo l’articolo 44 dello stesso Regolamento, questi pozzi ‘ex domestici’ dovrebbero subire una sorta di ‘regolarizzazione d’ufficio’ da parte delle Province. Ne discende, pertanto, che i titolari di siffatti punti di prelievo di acque sotterranee, dovrebbero aver ricevuto (o…riceveranno) la ‘Comunicazione di avvìo del procedimento’ finalizzato alla loro regolarizzazione. In realtà, sappiamo del verificarsi di numerosi equivoci, poiché a molti titolari di pozzi ‘sicuramente oggi ancora ad Uso Domestico’, vien comunque chiesto di effettuare la denuncia delle quantità prelevate, anche se queste, non subendo l’òbbligo della misurazione, non possono che essere stimàte ‘a occhio’; come mai? E’ un tentativo – invero un po’ maldestro – di esercizio di un controllo di fatto inutile e dalla legge non previsto. Il Regolamento regionale, infatti, dà facoltà alle Province di rendere obbligatorio il contatore anche pei i pozzi ad Uso Domestico, ma fino a quando ciò non avviene, nessun òbbligo può essere imposto. Questa denuncia di una quantità stimàta dal singolo cittadino – che vale nulla, anche se fosse esatta! – prende a volte strane strade, attraverso Comuni ed Aziende del servizio acquedottistico, che si offrono per farle affluire alle Province … senza altro scopo? Certo questa intermediazione espone il cittadino al rischio di vedersi contestare il mancato rispetto del termine del 31 marzo, perché il Regolamento regionale stabilisce che la denuncia annuale vada presentata solo e soltanto alla Provincia.

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